Un Paese senza cultura sportiva non ha futuro!

Leggo con rabbia e disprezzo la rassegna stampa degli eventi legati alla Nocerina, così come quelli di decine di stadi in tutta Italia dove ogni domenica ci si prepara a una battaglia più che a una partita di calcio. Una rituale ormai consolidato che vede ogni maledetto fine settimana migliaia di celerini in tutta la penisola impegnati a scongiurare che cretini di ogni sorta si auto-lesionino, feriscano altri individui innocenti o danneggino la cosa, pubblica o privata che sia. Un bollettino di guerra a volte (scusate l’esagerazione giornalistica) non proprio in linea col valore decoubertiano dell’importante è partecipare.

Sono cresciuto con le imprese sportive dei vari Senna, Indurain, Baggio, Pantani e Ronaldo (quello vero). Mi commuovo fino alle lacrime vedendo le immagini del mondiale del 2006 o la tappa del Galibier del Tour del 1998 con la voce rotta dal pianto del mitico Adriano De Zan. Questo è lo sport che voglio, quello dei sacrifici, dei valori, della lotta onesta per diventare il numero uno, senza disprezzo alcuno dell’avversario.

Nelle scuole italiane, per lo meno quelle che ho frequentato io, non passa nessuno di questi insegnamenti nelle ore dedicate alla cosiddetta educazione fisica (si chiama ancora così?).

Ieri parlavo con un amico francese che mi spiegava il sistema transalpino. Un poco come succede nei film per i college americani, anche in Francia a inizio anno c’è il giorno degli sport, nel quale i club sportivi più disparati (dal karate agli scacchi, passando per il canottaggio allo sputo del nocciolo) si presentano agli alunni nella speranza di reclutare giovani leve. Un giorno alla settimana i pulcini (come chiamare altrimenti i piccoli galletti?) invece di svolgere attività in istituti a volte fatiscenti e sprovvisti di spazi idonei ad attività motorie, vengono “prelevati” dalle varie associazioni e portati nel luogo del delitto, il campo sportivo!

Cosa ho fatto io durante le ore di educazione fisica a scuola? Provato la prima sigaretta, copiato compiti per le ore successive, spesso giocato a calcetto o pallavolo (per chi mi conosce di persona, vista la statura sembrerebbe irreale, ma è vero, ho dei testimoni). Raramente mi sono state impartite lezioni di una qualsiasi attività. Chissà, se fossi nato in Francia magari avrei avuto la possibilità di scoprire che ero un asso della fossa olimpica o del dressage (questo è troppo, meglio di no …).

Mi sto dilungando un po’ troppo, come al solito sono uscito fuori tema. Meno male che ho avuto ottimi docenti di italiano e almeno questo me lo hanno ripetuto più volte (anche se non lo ho mai assimilato :P). I professori di italiano sono impegnati in un’altra crociata, quella dell’impoverimento della lingua di Dante, assediata dai vari tvb & xkè, ma a questo prima o poi dedicherò un altro post.

Lancio in questo momento un appello agli insegnanti di educazione fisica (scusandomi con tutti quelli che lavorano seriamente). Insegnate ai bambini che nello sport non ci sono nemici ma solo avversari. Cercate di rimuovere dalle giovani testoline muri campanilistici e razzisti. Spiegate loro che lo sport è bello, praticarlo e osservarlo, a volte con veemenza ma senza alcun odio esistenziale.

Cari insegnanti di educazione fisica,

un Paese senza cultura sportiva non ha futuro!

Ringrazio la mia musa per questo post, che mondo sarebbe senza Danilo D’Amico?

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