Dino Zoff, tra calcio e politica

Adoro lo sport!

Amo praticarlo (con scarsi risultati), mi appassiona vedere qualsiasi manifestazione sul divano di casa o al bar con gli amici: dal calcio al curling, dal ciclismo al fioretto. Mondiali, olimpiadi, europei, ma anche tornei rionali e amichevoli estive.

Per ogni individuo, lo sport è una possibile fonte di miglioramento interiore. 

Così diceva Pierre de Coubertin. Scandali, calcio scommesse, doping e violenze varie hanno però trasformato il sogno del padre delle Olimpiadi moderne in un incubo. Troppe volte stelle affermate e campioni indiscussi si sono macchiati di infamie di ogni tipo tradendo la fiducia degli sportivi di tutto il mondo, vedi Armstrong e Schwazer, ma la lista è infinita. Non disperiamoci, in questo mare di disonestà ci sono anche alcuni esempi positivi, e di uno di questo voglio parlare oggi.

Poche settimane fa Sfide ha dedicato uno speciale al numero uno della nazionale di calcio Campione del mondo in Spagna nel 1982. All’allenatore della selezione azzurra negli sfortunati Europei del 2000. All’uomo che più di ogni altro ha incarnato durante la sua vita calcistica valori come l’onestà, la purezza e la correttezza.

Virtù che hanno vissuto due emblematici e contrastanti momenti con due rilevanti uomini politici che Dino Zoff ha incontrato durante la sua storia calcistica. Tutto ha inizio nel 1982. Chi non si ricorda Sandro Pertini gridare al gol di Altobelli  “Non ci prendono più” esultando come un bambino nella tribuna d’onore del Bernabeu? Qualcuno invece si ricorderà della mitica partita a scopone sul volo di ritorno da Madrid tra il Presidente, Causio, Bearzot e Zoff, sempre lui. Appresa la notizia del ritiro del portierone azzurro nel 1983 Pertini inviò a Zoff un telegramma che riportava:

Il tuo volontario ritiro dalle competizioni calcistiche mi addolora… Esci dopo tante vittorie il cui ricordo ti conforterà nelle ore di solitudine. Sei stato un nome e un simbolo per tutti gli sportivi. Io sentirò nostalgia di te…

Parole commoventi che Dino conserva con sé gelosamente insieme agli altri trofei vinti in carriera.

Quasi venti anni più tardi la politica entra ancora una volta nella vita di Zoff, ma questa volta l’esito è diverso. Come dimenticare le dichiarazioni di Silvio Berlusconi dopo la finale degli Europei persa con la Francia, quando il friuliano era alla guida degli azzurri.

Nella finale di ieri è stato indegno: si è comportato come l’ultimo dei dilettanti

Frasi che scossero il Ct della nazionale e lo spinsero a presentare delle dimissioni irrevocabili. Così disse durante la conferenza stampa di addio:

Non è stato rispettato l’uomo, è questo che non riesco a sopportare… Sono un uomo di sport e lo sport è stata tutta la mia vita. Mi brucia che si parli così della mia professione

Conciso e riservato come solo un buon friulano sa fare, Dino Zoff si rese conto che quel mondo, infangato da uno stile comunicativo violento e denigratorio, non faceva per lui. E in 7 minuti e 13 secondi, la conferenza stampa più veloce della storia, disse addio come solo un signore sa fare.

Onore a Zoff, che ha rivelato in poche parole e gesti, meglio di qualsiasi analista politico, la differenza di stile e “grandezza” tra il Presidente della Repubblica più amato della storia e il Presidente del Consiglio più discusso che l’Italia abbia mai avuto.

Come sussurra Zanardi a fine documentario Dino Zoff sarebbe l’ideale Presidente della Repubblica del gioco del pallone. Mi piace sognare che un giorno Pertini e Zoff si ricongiungano e che il Presidente possa avere la sua rivincita a scopone…

Vi lascio al documentario, buona visione.

*Dedico questo posto a una friulana DOC, Valentina, nella speranza colga un giorno la lezione di Zoff 😉

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