Morricone, il Berghain e la teoria del rimbalzo di Sven

Berlino, Friedrichshain, ore 4:57. Nonostante la sveglia sia alle 6:14 (c’è un volo da prendere per Düsseldorf ndr), gli occhi si spalancano all’improvviso con la certezza di aver dimenticato qualcosa. Ripasso con la mente sotto le coperte del divano letto di Giulia, che bello provare a utilizzarla dopo 72 ore di paura e delirio a Berlino, ma di questo parlerò più tardi.

Passaporto. Celo. Boarding Pass. Celo. Portafoglio. Celo. Neurone. Manca. Ok, nulla di nuovo, ho tutto per il viaggio, posso riaddormentarmi, il corpo me lo implora. Inizio a contare le pecore, quando arrivo a 74.832 capisco che quella maledettissima sveglia delle 6:14 non suonerà mai, sarò già sveglio da 77 minuti, bel modo di iniziare la settimana.

Prendo lo smartphone e provo a ricollegarmi con il mondo, le unioni civili sono sempre al centro dell’attenzione, non mi sono perso nulla, salvo. Google News mi dice che Alfano frena, Facebook mi dice che il Portogallo accelera, Palo Alto batte Mountain View, 1-0. Ma delle unioni civili, me ne scuso con i diretti interessati, alle 5:14 di notte non me ne frega un mazzo.

Per fortuna il pollice sinistro ha uno spasmo e si apre Twitter. L’orario fa sì che la bacheca abbondi di post datati o contenuti di marketing made in USA che alle 5 e passa di notte non sono in grado di processare… Così digito la lente per cercare i trend del momento ed ecco che in alto svetta #Oscars sponsored by Samsung DE, primo per distacco, come Pantani sull’Alpe d’Huez. In questo esatto momento giuro di aver sentito grida di giubilo dentro al mio cervello. Gli omini stile Inside Out (non a caso vincitori degli Oscar 2016 ndr) stanno festeggiando, finalmente sono riusciti a farmi capire il motivo della sveglia improvvisa delle 4:57, la notte degli Oscar.

Non sono un cinefilo sopraffino e non amo particolarmente premiazioni elitarie che puzzano di lobby; ma conosco la differenza tra arte e spazzatura, tra De Sica padre e figlio insomma, e penso che la bravura e il duro lavoro vadano premiati, sempre. Quest’anno gli Oscar hanno un sapore per me del tutto speciale. Non mi riferisco a #PrayForLeo, le preghiere le lascio a chi ci crede, tra pochissimi minuti si saprà se il più grande compositore vivente otterrà la statuetta per le musiche di The Hateful Eight, dopo una rincorsa durata sei nomination e soprattutto alla tenera età di 87 anni. Un artista che ho avuto la fortuna di poter apprezzare live pochi giorni fa, il 18 febbraio a Colonia. Una esibizione che mi ha solleticato l’anima e fatto apprezzare la bellezza dell’Arte con la A maiuscola.

ennio

Il più grande compositore vivente al mondo in azione il 18 febbraio scorso, io c’ero (Credits: Beatriz Huélamo)

Cerco disperatamente uno streaming live ma non c’è nulla da fare, mi devo accontentare dei cinguettii live di coloro che stanno incollati davanti alla TV. Uno dopo l’altra si susseguono le premiazioni e dopo il miglior film straniero è la volta dell’Academy Award per la Colonna Sonora. Mezzo globo tifa per il direttore di orchestra romano: dopo aver realizzato musiche epiche di film che hanno fatto la storia del cinema e le recenti affermazioni ai Golden Globe e ai Bafta sembra che questa sia la volta buona. Il premio alla carriera del 2007 non conta, vogliamo vincere sul campo!

Vengono presentate le nomination, John Williams (vincitore di 5 Oscar) fa paura come Messi dal dischetto, la parola va a Quincy Jones, “… and the Oscar goes to … ENNIO MORRICONE”. La stanchezza se ne va in un batter d’occhio, l’emozione prende il sopravvento, lacrime di gioia riempiono il volto e inondano il cuscino. Gli omini di Inside Out hanno fatto un lavoro eccezionale, dieci anni dopo la finale dell’Olympiastadion il cielo sopra Berlino, almeno per me, torna a tingersi di azzurro, e non me lo sono perso!

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Ennio Morricone riceve l’agognato Oscar dalle mani di Quincy Jones  (Credits: Mark Ralston/AFP/Getty Images)

A Berlino appunto. Mi trovo nella metropoli tedesca, precisamente nel divano letto di Giulia, dopo 4 giorni passati con gli amici di una vita alla scoperta della città ma anche di quel ritmo che ne è diventato il marchio di fabbrica, la techno music per i meno avvezzi. Club di questo tipo sono sparsi in ogni angolo della città, non a caso giovani di tutta Europa, e non solo, la considerano la loro mecca. E tra questi uno svetta su tutti, per la sua unicità ma soprattutto per l’inaccessibilità, il Berghain. Tanti articoli sono stati scritti su questo club e soprattutto sul suo personaggio chiave, Sven, il “selezionatore”, colui che decide ogni sera da oltre 10 anni chi far entrare e chi no (vi consiglio questa intervista del Mitte per inquadrare il personaggio).

Da buon amante della vita notturna non ho potuto esimermi dal provare ad entrare nel Berghain, all’alba dei 33 anni è uno sfizio che dovevo togliermi, costi quel costi, spero che il Maestro possa perdonarmi. Dopo un training autogeno, la lettura di tutti gli articoli degli esperti, e notti insonni di calcoli sono arrivato ad elaborare la cosiddetta “Teoria del Rimbalzo di Sven”, eccovela per voi in anteprima mondiale:

La probabilità percentuale di entrare al Berghain è uguale al coseno del tasso alcolemico al cospetto di Sven diviso il quadrato delle sillabe pronunciate mentre sei in fila. Il tutto moltiplicato per il fattore C. tendente a infinito. 

Volete sapere come è andata a finire?

Venerdì sera, rimbalzato!

Sabato sera, rimbalzato!

Domenica pomeriggio, non volevo andarci, poi mi son visto con Giulia e sono andato, rimbalzato!

Un 3 a 0 impietoso, una sconfitta cocente che lascia l’amaro in bocca come una damigiana di Jagermeister a colazione. Cercavo domenica notte di metabolizzare il trauma durante il sonno nel divano letto di Friedrichshain, ma Sven mi appariva ripetutamente in sogno, non facendomi entrare al bagno di casa mia mentre me la facevo sotto. Tutto fino alle 5 e mezza, quando un piccoletto di 87 anni mi ha dato una grande lezione di vita.

Non importa che diritto o riconoscimento possano negarti, bisogna andare avanti a testa bassa e lavorare duro ogni giorno per migliorarsi,  vedrai che i tuoi sforzi e i tuoi risultati non possano essere ignorati. 

Caro Sven, Ennio ce l’ha fatta al sesto tentativo, io sono alla terza, vediamo quando mi farai entrare, a presto 😉

morricone sven

*Dedicato ai 18+1 compagni di viaggio in terra berlinese, le risate copiose di questi giorni hanno alleviato il dolore del rimbalzo plurimo aggravato

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2 pensieri su “Morricone, il Berghain e la teoria del rimbalzo di Sven

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