Cin cin Lance!

Il ciclismo è uno sport di gente perbene. Perbene come le persone che attendono per ore e ore il passaggio del loro idolo nella propria cittadina, un istante rapido e fugace che vale oro. Il ciclismo è uno sport onesto. Onesto come i milioni di cicloamatori che ogni anno cercano di emulare le gesta dei campioni più amati. Il ciclismo professionistico è uno sport per pochi. Corse durissime, centinaia di chilometri al giorno sotto qualsiasi condizione meteorologica, tra salite ripide come muri, discese sinistre e rovinose cadute dietro l’angolo. Il ciclismo è uno sport malato. Merckx, Museeuw, Ullrich, Contador: ognuno di questi fenomeni delle due ruote è stato macchiato (chi più chi meno) dall’onta del doping. Non si tratta degli unici, centinaia (forse migliaia) sono stati negli anni i corridori che hanno fatto ricorso a questa spregevole e vile pratica, dalla morte di Tommy Simpson al Mont Ventoux nel Tour del 1967 fino alla recentissima squalifica del lussemburghese Frank Schleck.

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra!”

In mezzo a questo sporco mondo c’è chi per anni ha fatto della lotta al doping il suo cavallo di battaglia, un personaggio amato e discusso che dopo aver sconfitta il cancro ha dominato per anni la scena delle due ruote. Un corridore che ha raccontato un sacco di balle a tutto il globo e che ora è al centro dell’attenzione dei media in seguito al mea culpa da Oprah Winfrey. C’è ora chi lo difende come Myke Tyson (awesome human being) o chi lo attacca come Mark Webber (He treated us like idiots).

Personalmente non ho mai amato Lance Edward Gunderson. Ricordo bene il mondiale di Oslo del ’93 e la tappa vinta al Tour del ’95 tre giorni dopo la morte di Casartelli con il dito alzato al cielo (chapeau). La mia mente torna però alle schermaglie con Pantani e con Filippo Simeoni, reo di aver accusato il discusso Dottor Ferrari, con il quale il texano di Plano aveva collaborato. Non posso dimenticare che per anni ha professato la sua superiorità morale, costruendo un silenzio intorno alle sue pratiche pagato sembra a peso d’oro. La sua ammissione di colpa ha fatto toccare al ciclismo il punto più basso della sua storia, in un momento in cui lo sport sta attraversando una congiuntura poco favorevole, vedi lo scandalo del calcioscommesse.

Notizia dell’ultima ora, la storia di Lance verrà raccontata in un film. Consiglio la proiezione del lungometraggio a tutte le squadre giovanili nelle quali la piaga del doping si annida. Il perfetto cattivo esempio dal quale prendere le distanze per poter ricostruire da zero il mondo del ciclismo, bonne chance!

armstrong

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